L’arte della mimetizzazione

Per me uno dei momenti più belli, durante la ricerca di uno scatto, è lo studio del soggetto, del suo habitat e delle sue abitudini. Sono aspetti fondamentali, senza i quali  ci limiteremmo unicamente ai colpi di fortuna. Il momento più difficile poi è quello sul campo. E’ una volta che conosciamo il nostro soggetto che subentrano tutte le problematiche del caso. Di norma, al momento di decidere il punto in cui appostarci, dobbiamo prendere in considerazioni diversi aspetti, come:

  • Tempo per arrivare alla location
  • Condizioni metereologiche
  • Condizioni di luce
  • Punti favorevoli all’appostamento

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In primis, per organizzare una serie di appostamenti e decidere se ne vale la pena, c’è da prendere in considerazione il tempo che occorre per raggiungere la location. Ad esempio, se occorrono circa 2 ore di cammino e devi fare un’ alba, dovendo essere sul posto quando è ancora buio, dovrai partire circa 3 ore prima del sorgere del sole.  Sta a noi poi decidere in rapporto al tipo di soggetto e al tipo di foto che potremmo ottenere, valutando le alternative, se ne vale la  pena. Una volta che ci troviamo sul posto, dovremo valutare attentamente la situazione meteorologica. La maggior parte degli animali ha un olfatto, una vista e un udito migliore del nostro. Proprio per questo dobbiamo lavorare il più possibile su questi aspetti, cosi da ridurre questo gap. Per quanto riguarda l’odore, il vento deve diventare un nostro alleato. Appostandoci sottovento, gli animali davanti alla nostra postazione faranno fatica a sentirci, mentre saremo “scoperti” per tutto ciò che abbiamo alle spalle.  La posizione sottovento riduce anche la propagazione dei rumori e in alcuni casi infatti ci permetterà di scattare senza che l’animale senta il click della nostra reflex. Le condizioni di luce a volte saranno obbligate per via dei fattori precedenti, altre volte invece si avrà modo di scegliere. Non sempre dobbiamo posizionarci con la luce a favore; anche la luce laterale e il controluce possono essere molto interessanti. Questa scelta va fatta in base alle idee che abbiamo in testa; ovviamente, scattando con una luce favorevole, avremo meno problemi tecnici e sarà più facile ottenere una foto “corretta”.  Una volta risolti ad hoc questi punti, non ci rimane che lavorare sull’aspetto visivo. Non basta una mimetica per non risultare visibili ad un animale selvatico. Molti di loro, infatti, riconoscono la nostra silhouette e riconoscono da lontano anche delle parti parziali del nostro corpo, come volto e mani. Sara dunque necessario tenere conto di questi aspetti. Per facilitare la nostra mimetizzazione converrà posizionarci a ridosso di un elemento naturale presente nell’ambiente. Se ci schiacciamo contro un cespuglio, un albero o delle rocce, gli animali non noteranno elementi che spiccano particolarmente e non si allarmeranno. A questo punto, posizioneremo il nostro cavalletto che, coperto da reti mimetiche, nasconderà la nostra forma e indossando una ghillie, passamontagna, guanti ecc. cercheremo di fonderci con l’ambiente circostante.


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In questo caso, un Lupo Appenninico, uno degli animali più elusivi del nostro territorio, è uscito dal bosco a circa 200 metri venendo nella mia direzione. Questi piccoli accorgimenti mi hanno permesso di risultare invisibile, tanto che il Lupo ha continuato a camminare verso di me fino a circa 6 metri prima di accorgersi che c’era qualcosa di “strano” e, nonostante questo, l’animale non è fuggito ma ha solo cambiato direzione.


Partecipa ad un’uscita fotografica personalizzata o ad un nostro workshop per conoscere tutti gli aspetti di un appostamento ed imparare ad averne il pieno controllo. Verranno affrontate tutte le tematiche, dallo studio del soggetto alle impostazioni di scatto.

 

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